Lavorazione

 

Il testo seguente spiega l'incredibile lavorazione celata dietro il "block printed" sia per la stampa in sè che per la realizzazione dei colori. Le foto ritraggono i particolari di alcuni mezzeri "block printed" in vendita presso i nostri negozi e la realizzazione degli stessi dalla preparazione dei colori, alla timbratura, alla tintura, alla asciugatura.


BLOCK PRINT

ALCUNE NOTIZIE:

- Lo stampatore appone lo stampo sul tessuto circa mille volte per finire tre metri di stoffa in cinque colori.
- Gli stampi sono in legno di teak intarsiati a mano.
- Si impiegano due giorni per intarsiare uno stampo di buona fattura che si consuma dopo circa 800 metri di tessuto.
- Per completare un mezzero, lo stampatore utilizza da uno a trenta stampi diversi.
- La tradizione della stampa a mano nella regione di Jaipur risale al tardo 1700.
- In media un mezzero ha bisogno di otto ore di lavoro esclusivamente artigianale.
- Gran parte del lavoro è fatto da ditte familiari o nelle case.
- Le tinture sono realizzate manualmente con derivati vegetali e minerali.

ISTRUZIONI PER IL LAVAGGIO

I tessuti stampati a mano necessitano di un attenzione speciale. La luce del sole diretta e forti detergenti possono provocarne la scoloritura. Raccomandiamo il lavaggio a mano o in lavatrice con acqua tiepida con sapone o detergenti neutri.
Non lasciare in ammollo. Asciugare i capi appesi.
Non lavare a secco eventuali tinte dorate.

INDIGO PRINT

Nei tempi antichi l’indaco veniva ricavato dalle foglie della “Indigofera tintoria”, pianta piuttosto comune ai Tropici. Verso la fine del 19° secolo, la domanda crescente di tale tipo di tinta portò allo sviluppo di una versione sintetica, dalle caratteristiche analoghe alla precedente ma priva di impurità.
Il tipico tino di indaco è raffigurabile come un pozzo interrato dalla imboccatura stretta, profondo 4-5 metri. Le sostanze al suo interno sono assimilabili ad organismi viventi che devono essere nutriti continuamente.
Per iniziare un nuovo tino, il pozzo viene riempito fino ad un quarto della sua capacità con la rimanenza di un tino esaurito, costituita da un liquido bluastro, denso e sabbioso. Vengono quindi aggiunti indaco, calce spenta e melassa ed il pozzo viene quindi riempito fino alla sommità con acqua. Per due settimane il tino viene nutrito giornalmente di tali sostanze, fin quando non appare pronto. La tintura può iniziare solo quando la tinta viene considerata perfetta per colore e densità, circa 20 giorni dopo l’inizio della preparazione del tino.
Per creare il disegno, parti del tessuto vengono preparate per resistere alla tintura. I metodi generalmente usati sono due: tramite l’applicazione di stampi con una sostanza pastosa che non permette alla tinta di penetrare nel tessuto oppure tramite il metodo generalmente conosciuto come “tye&dye”, ovvero l’applicazione di piccoli nodi fatti a mano nei punti in cui, per l’appunto, la tinta non deve penetrare. La rimozione della sabbia o di tali piccoli nodi dopo la tintura del tessuto, genera il disegno.
La pasta resistente alla tinta è fatta mischiando terra, calce spenta, gomma, una polvere finissima ottenuta dall’azione degli insetti sul grano immagazzinato ed acqua. Questo miscuglio è pressato sul tessuto per ottenere una pasta adesiva viscosa e liscia. Dopo avere stampato il tessuto con tale pasta, lo stesso viene impolverato con la segatura in modo da evitare che si macchi dove non deve prima che sia completamente asciutto. Il tessuto viene quindi preso e steso ad asciugarsi al sole prima di procedere alla tintura nel tino.
Quando il capo viene estratto dal tino ha un aspetto verdastro; reagendo all’aria, l’indaco si ossida e torna ad avere il suo colore originale bluastro.
Ogni volta che si tornerà ad immergere il tessuto nel tino e ad esporlo nuovamente all’aria, si otterrà una gradazione più scura di blu. Spesso il tessuto, dopo una prima tintura, viene stampato nuovamente con uno stampo di disegno diverso con la solita pasta resistente alla tintura e poi ritinto nuovamente al fine di ottenere disegni in diverse gradazioni di blu.
Quando il tessuto raggiunge la desiderata gradazione di blu, viene lavato per rimuovere la tintura eccedente che non avesse aderito alla stoffa e la pasta resistente alla tintura stessa. Solo ora sarà possibile vedere il disegno così come apparirà al cliente finale.
Dopo circa 6 mesi di uso, il tino viene svuotato e pulito per l’accumulo di sabbia e sporcizia ed l’intero processo ha nuovamente inizio.

VERDE NATURALE

La semplice efficacia del colore verde nasconde l’elaborato processo necessario per ottenerlo: un misto di intuito creativo e l’abile applicazione dell’indaco, del melograno e del turmeric, o curcuma longa (una spezia della famiglia dello zenzero utilizzata per cucinare ma anche quale medicinale anti-cancro nella medicina ayurvedica) combinati per produrre questo colore vivace ed enigmatico. Una semplice occhiata al processo di realizzazione della tinta svela alcuni dei suoi misteri.
Al primo stadio della lavorazione è necessario rimuovere le impurità dal tessuto grezzo tramite lavaggio, bollitura e battitura prima di procedere alla stampa. Gli stampi in legno vengono immersi in una pasta resistente alla tintura prima di essere passati sulla stoffa. La pasta evita che la tinta penetri nella stoffa realizzando come un “negativo” di quello che sarà il disegno finale. A questo punto, al fine di asciugare la stampa ed evitare macchie, il tessuto viene cosparso di segatura o scarti di farina di grano e quindi asciugato al sole.
La stoffa viene quindi immersa in un tino di indaco fin quando non venga raggiunta la tonalità desiderata tramite alternate ripetute esposizioni all’aria ed immersioni nel tino. L’intensità del blu derivata da tale processo influenzerà il tono finale di verde.
La pasta verrà lasciata sul tessuto per mantenere non tinto il disegno iniziale anche nel prossimo stadio di lavorazione o verrà rimossa e riapplicata con stampi di disegno diverso per creare altri disegni o effetti derivanti dall’applicazione della pasta resistente alla tinta in aree diverse della stoffa.
Per raggiungere il colore verde, viene passato il giallo a mano su tutta la parte di tessuto non coperta con la stampa resistente. La tinta che consente il passaggio dal blu al verde viene ottenuta da una mistura di scorza di melograno bollita e curcuma.
La stoffa viene infine immersa in una soluzione di allume per fissare la tinta gialla e quindi stesa al sole prima del lavaggio finale per rimuovere la pasta dal tessuto.
La curcuma ed il melograno sono tinte poco resistenti e l’indaco sbiadisce col tempo. Quando si lavano tessuti tinti con tale lavorazione tradizionale, il colore cambierà gradatamente col tempo, divenendo più blu, meno giallo e di tonalità più morbide.
La luce del sole forte e diretta accellera il processo di sbiaditura: pertanto raccomandiamo di asciugare i capi all’ombra. L’azione dell’indaco è meccanica più che chimica: l’eccesso di tinta non perfettamente eliminata nei successivi lavaggi può comportare tramite sfregamento del capo la tintura di altri capi. Se mai ciò accadesse, le macchie possono essere rimosse facilmente con un semplice lavaggio.


           
           
           
           
           
           
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